Abbiamo visto come Pantaleoni non reputi il regime di liberta economica capace di assicurare alla collettivita un maximum di produzione e soddisfazione ; e i sistemi coercitivi, come l’attivita dello Stato, hanno una loro importante funzone in quanto aiutano la realizzazione di un massimo edonistico collettivo .
La formulazione pantaleoniana di massimo collettivo (soprattutto nei suoi ultimi lavori ) come quella in cui “ ognuno sta meglio di prima, o nessuno peggio e taluni meglio di prima “[1], si puo immediatamente collegare con le teorie di ottimo paretiano; l’influenza e l’ammirazione per le teorie dell’amico Pareto sono evidenti.
L’azione dello Stato dovrebbe quindi tendere a migliorare la situazione di tutti senza danneggiare altri ; esiste quindi un terzo ,un tutore illuminato, appunto lo Stato con i suoi organi, che deve massimizzare l’ utilita collettiva (che come ho gia sottolineato Pantaleoni ritiene piu “nobile” dell’utilita individuale o di un gruppo).
L’attivita dello Stato viene considerata quindi da due diversi punti di vista; il primo e quello sociologico in cui la finanza pubblica e il problema dello Stato sono concepiti in un sistema coattivo; il secondo riguarda la finanza sotto un punto di vista strettamente economico, alla luce del principio dell’utilita marginale decrescente.
Sotto il punto di vista strettamente sociologico Pantaleoni distingue i rapporti economici tra gli individui in tre gruppi.
Il primo gruppo e quello dei rapporti politici : sono rapporti di tipo violento che scaturiscono dalla presenza di forti e deboli. Ovviamente i forti hanno il sopravvento (per l’esistenza della selezione naturale) sui piu deboli : cio puo avvenire in due modi: ”I rapporti violenti, rapporti di oppressione, rapporti che consistono in questo, che gli uni distruggono,oppure sfruttano gli altri.I sistemi di distruzione ed i sistemi di sfruttamento sono due specie distinte del genus oppressione.Questi rapporti si possono chiamare brevemente,rapporti politici”[2] .Quindi I “forti prevalgono sui “deboli” :
a)Attraverso un uso “predatorio”, quindi violento della forza situazione che porta alla sparizione dei deboli.
b)Attraverso lo sfruttamento della debolezza da parte dei “forti” con un sistema “parassitario”; il Pantaleoni afferma[3]che questo “assetto” si verifica con piu frequenza sia perche apporta maggiori vantaggi ai piu forti, sia perche e piu simile a quello che si verifica nella realta : cioe la differenza tra le diverse forze non e cosi accentuata.
Il sistema “parassitario” puo protrarsi a lungo, a differenza di quello “predatorio” che e transitorio in quanto termina con la sparizione dei deboli.
Il secondo gruppo di rapporti economici, e quello dei rapporti di tutela, nei quali gli individui curano gli interessi di altri individui in base a rapporti di altruismo; in questo gruppo rientra l’attivita statale nel suo complesso.
Il terzo gruppo e costituito dai c.d. rapporti contrattuali o giuridici dove non c’e traccia di generosita o di atti di violenza. Questi rapporti si instaurano “in conformita di una presunzione di uguaianza delle parti, presunzione che vige anche cola dove le posizioni iniziali... non sono state uguali”[4] quindi su un piano di eguaglianza, anche se le posizioni iniziali non coincidono. In effetti questo assetto giuridico e il risultato di una selezione naturale durata secoli che ha eliminato i piu deboli lasciando sul campo i piu forti (che vivono ed hanno rapporti su un piano di sostanziale eguaianza).
In questo schema l’azione dello stato ha uno scopo prettamente coattivo; cio vuol dire che il suo compito principale consiste nell’ avvicinare le divergenze che esistono tra il concetto di utilita e quello di ofelimita anche mediante l’uso della forza.
In questa differenziazione il Pantaleoni segue il Pareto[5]; l’utilita e legata ai rapporti di tutela in cui l’individuo agisce nell’interesse di un altro soggetto cercando di massimizzare non la sua posizione bensi quella di un altro individuo.
L’ofelimita invece e esplicativa dei rapporti di convenienza tra una cosa e i bisogni dell’individuo, secondo il giudizio dell’individuo stesso.
Perche venga realizzato un principio d’utilita “siccome questa non e sentita (dal soggetto) poiche altrimenti si sarebbe tradotta in ofelimita e non esisterebbe piu come utilita, occorre un sistema coattivo”[6].
Quindi lo Stato (in questa concezione sociologica) e il tutore che opera per conciliare gli interessi individuali e collettivi e affinche gli individui raggiungano una posizione di massima soddisfazione che spontaneamente non sarebbe raggiungibile, visto l’interesse maggiore degli individui stessi verso l’ofelimita piuttosto che verso l’utilita.
Ed esso si caratterizza per la “coercitivita” delle proprie azioni; questo cosa sta a significare?
Affinche gli individui possano raggiungere un risultato economico si devono riunire in una collettivita. E perche questo fine economico si raggiunga, e necessario l’uso della coazione, cioe della forza; allora la coazione stessa diviene un elemento non piu esterno al fatto economico ma bensi necessario non soltanto per la redistribuzione della ricchezza, ma anche per la sua produzione.Il sistema di funzionamento del mercato ha bisogno per il suo sviluppo di ricorrere all’uso della forza che riesce ad indurre il complesso della societa a produrre ricchezza: “La coazione puo essere necessaria nel senso che se ad essa non si ricorresse contro i dissenzienti, pochi dissenzienti, anche talvolta uno solo, potrebbe impedire la realizzazione di un fine voluto da tutti gli altri.Il che significa che il dissenziente richiede, per dare il suo assenso un prezzo cosi elevato, che non bastano i mezzi degli altri per pagarlo o che l’impresa non vale quella spesa. Allora la coazione apparisce agli occhi di un economista, quale un prezzo che il dissenziente accetta e trova conveniente per sfuggire ad un male maggiore, artificialmente creato da coloro che volevano il suo assenso”[7]
Diversi sono gli esempi di attivita dello stato considerati dal Pantaleoni per il conseguimento di un massimo collettivo[8]; due di questi sono in particolare piu significativi: il primo prevede la fusione di piu regioni in uno stato unitario in cui un massimo collettivo viene preferito a dei massimi “egoistici” regionali. L’unificazione puo provocare danni ad alcune regioni a vantaggio di altre o a maggiori vantaggi per determinate regioni rispetto ad altre; questi danni o questi minori vantaggi dovranno essere sopportati a vantaggio della collettivita intera.
Altro esempio portato e dato da una spesa relativa ad un opera pubblica che puo in parte danneggiare degli individui o una comunita : questa e certamente accettabile se ” i vantaggi piu che compensatori si risentirebbero altrove “[9].
Un caso in cui c’e una certo avvicinamento dei massimi edonistici individuali e collettivi e dato nel caso in cui ci sia liberta di circolazione delle risorse e degli uomini cosicche gli individui possono trasferire se stessi o i propri investimenti nei luoghi dove si verificano le migliori condizioni ed opportunita.
Cio e possibile all’interno di una nazione, mentre in ambito intranazionale sono notevoli altre barriere da superare anche quando ci sia una liberta “formale”; barriere queste costituite da “usi, i costumi, gli affetti”[10],e dai fattori di carattere culturale che fanno si che una nazione e il suo popolo mantengano la propria identita.
Per Pantaleoni quindi un mercato sovranazionale nasce o quando c’e una elevata affinita tra i popoli o quando l’affinita e accompagnata da provvedimenti politico-giuridici che possano avvicinare le distanze geo-socio-economiche tra i paesi.[11]
Abbandonando la concezione sociologica invece e considerando quella squisitamente economica, lo Stato non e piu visto dal Pantaleoni come un tutore bensi come un altro fattore della produzione.
La coazione che in precedenza assumeva un ruolo determinante, ora ha un peso marginale; cio che importa e la domanda dei singoli individui e quindi il criterio dell’ofelimita rispetto a quello dell’utilita.
E Pantaleoni sara uno dei primi studiosi a basare il fenomeno finanziario sul principio dell’utilita marginale ; l’analisi teorica che egli propone[12] vede il Parlamento, in quanto rappresentante dei contribuenti, che cerca di ottenere la maggiore somma di utilita complessiva, tenendo conto della somma delle soddisfazioni (per i cittadini) derivanti dalle uscite statali , e la somma delle ”pene” derivanti dall’esazione delle imposte.
Ogni capo di spesa viene sottoposto dal Parlamento a due diversi esami; in primo luogo esso giudica se sono spese utili per la comunita; passato questo vaglio, le spese prescelte vengono ordinate secondo l’ordine decrescente dell’utilita marginale. La somma da ripartire sara quella in cui l’utilita marginale dell’ultima dose spesa e uguale al costo marginale dell’entrata (che e dato dalla pena sofferta per l’esazione dell’imposta corrispondente).
La somma che viene cosi determinata, e distribuita tra le spese cosicche tutti i capi di spesa presentino la stessa utilita marginale e che questa sia maggiore di ogni altra.
Questa soluzione “scientifica” viene moderata dal fatto che in concreto esistono dei limiti derivanti dalla costituzione del parlamento, dai compromessi che vengono raggiunti nel parlamento stesso, dalle difficolta del calcolo edonistico e delle utilita etc...
Questo e un esempio di come le teorie pantaleoniane siano innovative per il periodo; egli per primo si distacca dai classici che consideravano la finanza pubblica come un fenomeno extra-economico aprendo la strada ai successivi studi economici che allargheranno e svilupperanno l’argomento.
[1] M.Pantaleoni, “Erotemi di economia “,Bari ,Laterza, 1925.
[2]M.Pantaleoni, “Del carattere delle divergenze d’opinione esistenti tra economisti”, in “Erotemi di economia”, Bari,Laterza ,1925.
[3]M.Pantaleoni,” Tentativo di analisi di forte o debole in economia” , Economic Journal, giugno 1898
[4]M.Pantaleoni, “Del carattere delle divergenze d’opinione esistenti tra economisti”, in “Erotemi di economia”, Bari,Laterza ,1925.
[5]C.Cosciani,”Il problema dello Stato e della soddisfazione massima nelle opere di M.Pantaleoni”, in Rivista internazionale di scienze sociali, gennaio 1936.
[6]M.Pantaleoni, “Lezioni di economia politica, stenografate e compilate da L.Disegni e rivedute dal professore”,Roma 1903-4.
[7]M.Pantaleoni “L’atto economico”, cit.
[8]M.Pantaleoni “Cenni sul concetto di massimi...”, cit.
[9]ibidem
[10]M.Pantaleoni,”Cenni sul concetto...”,cit.
[11]N.Bellanca, “Comunita, nazione e mercato...”, cit.
[12]M.Pantaleoni ,”Lezioni ...” ,cit.
