Importante e a questo punto definire un concetto di gran valore nelle tesi di Pantaleoni : quello di “massimo edonistico”.

Per lui questo e  uno stato di soddisfazione e di benessere piu completo di ogni altro stato[1], quindi una situazione tale che qualsiasi spostamento da essa peggiori la situazione dell’individuo.  Egli ci da anche un’altra definizione : “data una certa quantita di beni, il massimo edonistico si ottiene quando e massima la felicitazione totale ottenuta sommando le felicitazioni dei singoli individui”.[2]

Questa definizione presuppone la comparabilita interpersonale delle utilita, e questo presupposto viene affermato chiaramente dal Pantaleoni nei suoi Principii : “La pratica del principio utilitaristico presuppone la commensurabilita delle sensazioni di piacere e di pena[3]

Un massimo edonistico puo essere individuale o collettivo. Abbiamo tre casi di massimo edonistico individuale:  l’individuo puo infatti realizzare:

1.      una “serie di massimi edonistici individuali” nel qual caso bisogna considerare i gusti e le difficolta di ogni singolo istante della vita dell’individuo

2.      un “massimo edonistico collettivo per un individuo” dove l’individuo per effettuare il calcolo edonistico, distribuisce i beni a sua disposizione proiettando i propri gusti ed ostacoli per la durata della propria esistenza          ( solitamente tanto piu si realizza una serie di massimi edonistici individuali , tanto meno si realizza un massimo edonistico collettivo per quell’individuo).

3.      un “massimo edonistico individuale animato da egoismo di specie” ,nel qual caso l’individuo terra conto nei propri calcoli, anche della felicita generazioni future come parte della propria felicita.

In quest’ultimo caso “l’egoismo di specie” costituisce il passaggio dal massimo edonistico individuale a quello collettivo, e puo essere considerato una forma qualificata di altruismo[4]

 Pantaleoni definisce il concetto di massimo edonistico per una collettivita considerando il caso in cui la collettivita  in questione sia composta da due individui, considerati  secondo la loro capacita di godimento : se essi hanno uguale capacita di godere, il massimo si ha quando i beni sono ugualmente distribuiti.

Se invece la capacita differisce, si avra il massimo quando si ripartira in modo diseguale i beni disponibili in ragione della loro sensibilita[5]

Quando gli individui sono piu di due,  ed hanno la stessa capacita di godere, e necessario che data una certa quantita di beni,” almeno la maggioranza sia soddisfatta[6] della distribuzione.

Quando la capacita e viceversa differente, la distribuzione avviene tenendo conto delle capacita di ciascun soggetto.

Desta perplessita l’analisi del caso in cui viene usato il concetto di maggioranza (ribadito anche in un “Una visione cinematografica del progresso della scienza economica”[7]) che e in contrasto con il criterio di distribuzione proporzionale alla capacita di felicitazione : probabilmente Pantaleoni faceva riferimento all’ipotesi in cui i beni da distribuire siano cosi scarsi da poter soddisfare solo una parte della collettivita cosicche per raggiungere la stabilita bisognera considerare la divisione tra “forti” e “deboli” , la soddisfazione del gruppo dominante e quindi della maggioranza.  E quindi ancora il principio della selezione naturale che trova attuazione nella societa.           In seguito, alla vigilia della prima guerra mondiale (1913)  Pantaleoni cambia rotta affermando che “la massima soddisfazione del maggior numero, puo costituire un fine irrealizzabile, se pe avere un massimo di soddisfazione, o di felicita collettiva, occorre che questa non sia propria del massimo numero di individui, ma bensi di una minoranza”[8] , cosicche massima soddisfazione del  maggior numero non vuol dire massimo di soddisfazione.Il benessere collettivo si identifichera con lo sviluppo produttivo e con le leggi intrinseche che lo guidano.[9]

Ma chi e il piu qualificato ad individuare e calcolare il massimo edonistico?.

Nel caso dell’individuo , Pantaleoni asserisce che se un “terzo” e a conoscenza delle sensazioni dei soggetti, in modo da poter dare dei giudizi e quindi a calcolare un massimo edonistico, questo terzo “puo essere piu abile dello stesso paziente in un calcolo edonistico che riguarda quest’ultimo”[10].

Questo concetto puo essere esteso dall’individuo alla collettivita, cosicche un terzo sara sempre capace di dare il proprio giudizio sul massimo di soddisfazione per quella collettivita.

La figura del terzo “illuminato” e quindi indispensabile nell’economia cosi come la concepisce Pantaleoni ; essa guida l’attivita degli individui affinche i loro bisogni siano soddisfatti nel migliore dei modi, ed allo stesso tempo cerca di coniugare queste attivita affinche siano compatibili con la  “conservazione” della collettivita.

Ma gli interessi individuali e collettivi spesso non collimano, cosicche Pantaleoni, critica i principi del liberismo che non  tengono sufficientemente  conto di queste divergenze , limitando la loro analisi ad una situazione di ideale conciliazione tra gli opposti interessi e assegnando cosi un ruolo limitato allo stato;  nella realta, osserva il Pantaleoni cio non accade, e  nel lungo periodo, per il fenomeno della selezione,l’interesse di specie (che e piu efficiente ed assicura un maggior benessere) prende il sopravvento sugli egoismi individuali portando quindi ad una necessaria limitazione della liberta individuale.  Questa e una prima importante critica ai principi liberisti .

E Pantaleoni fu senza ombra di dubbio un liberista;  per lui la concorrenza e l’individualismo ( in linea di principio) sono il mezzo migliore per ottenere i risultati massimi ed il progresso economico “e la concorrenza che sola ci puo indicare l’arme piu perfezionata ,perche la giudica dai risultati”[11]; cio attraverso la continua ricerca della diminuizione dei costi di produzione, di  forme di organizzazione piu efficienti, di nuovi ritrovati della tecnologia e nuovi sistemi produttivi .Quindi e l’essenza stessa della libera concorrenza che porta ad un continuo dinamismo economico e quindi alle innovazioni tecnologiche.E Pantaleoni analizzera il fenomeno del dinamismo in un articolo del 1909[12]; egli considera due forme di dinamismo economico.  In particolare la prima forma tende a ristabilire un nuovo equilibrio o a ritornare a quello precedente e ricomprende i fenomeni contemplati dalla teoria dell’equilibrio e della libera concorrenza[13]

Il principio della liberta economica porta ad un massimo di produzione e di soddisfazione se “ si suppone che gli individui si muovono in conformita ai loro gusti, e siano tali che ognuno sia piu illuminato del compagno circa i gusti propri, e se si ammette che questi individui abbiano la conoscenza dei mezzi che conducono ai loro fini in una misura migliore di quella che possa essere suggerita da altri”[14].

Il principio del lasciar fare pero e adatto ad un “massimo di produzione” per questo tipo di di collettivita, mentre non dara un massimo di soddisfazione a chi parte da altri criteri per concepire le ricchezze.E non esistendo un criterio assoluto, bensi diversi criteri per ogni individuo, quello dato dalla collettivita puo risultare errato.

Secondo un altro aspetto il principio del “laissez faire” puo essere sbagliato quando i gusti della societa sono tali da poter compromettere l’avvenire; cioe se la generazione attuale consuma tuttocio che produce.

Difatti se la collettivita e spinta soltanto dall’egoismo individuale, tutti i patrimoni si trasformano in rendite vitalizie di modo che le successive generazioni non ereditando nulla dovrebbero sempre rifare tutto il lavoro necessario alla produzione ed alla sussistenza da capo.

Sotto un altro punto di vista il principio in questione puo essere errato quando l’individuo in un regime di liberta da si luogo ad un massimo di produzione ma non ad un massimo di soddisfazione.

Questi sono soltanto alcuni degli aspetti con i quali il Pantaleoni mette in evidenza il fatto che  se il soggetto e a conoscenza del proprio utile meglio di qualunque altro, il sistema della liberta economica come fattore di produzione massimo ha diversi limiti.

Altro esempio importante e quello in cui la collettivita e divisa in forti e deboli che sono consapevoli delle loro qualita: in questo caso al massimo di soddisfazione collettiva subentra quello della classe piu forte.

Per avere un massimo di soddisfazione quindi bisogna limitare le liberta economiche o applicare sistemi coattivi, dato che non e possibile ipotizzare che l’individuo conosca meglio di ogni altro il principio utile. Da queste importanti premesse il Pantaleoni concepira il concetto di Stato.



[1]M.Pantaleoni, “Cenni sul concetto di massimi edonistici individuali e collettivi”, in “Erotemidi economia”, vol.II, Bari, Laterza ,1925

[2]ibidem

[3]M.Pantaleoni “Principi ...” cit.

[4]M.Pantaleoni “Lezioni di economia politica raccolte da N.Trevisonno”,Roma, Castellani,1913.

[5]Fiamma B.Mersi “Note su Pantaleoni e I massimi edonistici collettivi”, Quaderni di storia dell’economia, 1983, n.2

[6]M.Pantaleoni “Cenni sul concetto di massimi...”, cit.

[7]M.Pantaleoni, “Una visione cinematografica del progresso della scienza economica”,           Il Giornale degli economisti, Novembre 1907.

[8]M.Pantaleoni “L’atto economico”, cit.

[9]ibidem.

[10]ibidem

[11]M.Pantaleoni “Il secolo ventesimo secondo un individualista” (1900),in “Erotemi di economia”,Bari,Laterza,1925

[12]M.Pantaleoni, “Di alcuni fenomeni di dinamica economica”, in Giornale degli economisti, settembre 1909.

[13] L.Michelini, “Il pensiero di Maffeo Pantaleoni tra economia politica e politica militante”,inSocieta e storia, ott-dic 1992,vol.15 n.58.

[14]C.Cosciani  in M.Finoia, “Il pensiero economico italiano 1850/1950”, Bologna,Cappelli Editore, 1981.