1) ORIGINI DEL LIBERISMO
E importante per comprendere meglio l’ambito in cui si muove il pensiero pantaleoniano, dare una definizione di liberismo in quanto il Pantaleoni fu sicuramente un liberista nonostante le differenziazioni che lo contraddistinguono nella sua originalita di pensiero.
Con il termine “liberismo” ci si riferisce ad una visione del processo economico nel quale le decisioni piu importanti devono essere affidate in tutto o in parte ad operatori privati, con un intervento dello Stato minimo o addirittura nullo e ad una politica commerciale fondata sulla liberta degli scambi internazionali.
Quindi in, prima analisi, c’e una contrapposizione allo statalismo e quindi il liberismo e contrapposto a “interventismo” ,”collettivismo”, o addirittura “totalitarismo” nel caso in cui, anche il minimo intervento dello stato in economia e visto come un’azione autoritaria e quindi illiberale.
In seconda analisi, liberismo e sinonimo di “liberoscambismo”, quindi “avverso al protezionismo”; naturalmente ogni liberista e anche liberoscambista mentre non e necessariamente vero il contrario.
La visione economica del primo liberismo rompeva gli schemi della scienza economica tradizionale ; questa infatti prevedeva esclusivamente il conflitto tra gli uomini con l’assioma che il guadagno di una persona e la perdita di un altra , cioe una visione dell’economia come gioco a somma zero. I liberisti sconvolsero tuttocio in quanto consideravano l’economia come una possibile fonte di maggior benessere per tutti ; cosicche la liberta economica non comporta necessariamente l’anarchia e la sopraffazione, ma bensi lasciava spazio alla collaborazione e al contratto tra gli individui della collettivita.
Ed il collettivo per i liberisti e da considerarsi come un insieme di individui e non come un entita a se stante ; ogni individuo e unico e differente dagli altri , insostituibile; egli ha il diritto-dovere di estrinsecare le sue potenzialita al meglio.
Per ottenere cio ha bisogno della liberta di scegliere e di provare strade nuove per raggiungere ogni volta nuovi traguardi attraverso la propria unicita e originalita.
Non bisogna pero confondere questa visione dell’individuo con una sorta di anarchismo individualistico: ci sono infatti due vincoli importanti che l’individuo deve riconoscere e seguire ; il primo e il rispetto delle liberta e dei diritti altrui, il secondo e la scarsita delle risorse disponibili .
La politica e l’economia sono le scienze che devono collaborare; l’economia mantiene comunque il primato sulla politica, dato che i liberisti vedono la scarsita di risorse come la causa piu importante delle difficolta politiche.
L’espressione laisser faire ( lasciar passare, lasciar produrre) si trova per la prima volta nella scuola economica fisiocratica , a cui si deve l’elaborazione del primo schema analitico di funzionamento del sistema economico.
Nello scritto di Jacques Turgot “Eloge de Gournay” e presentato il concetto chiave del liberismo “quando l’interesse dei privati e precisamente il medesimo che l’interesse generale , quello che si puo fare di meglio e di lasciare ciascun uomo libero di fare quello che egli voglia “[1]; l’interesse generale , che il governo ha il compito di proteggere , consiste nell’evitare che i privati si danneggino gli uni con gli altri , nell’accrescere la ricchezza nazionale e nell’evitare brusche cadute di produzione che sono pericolose per tutto il sistema economico. Inoltre “ l’interesse privato abbandonato a se medesimo produrra sempre piu sicuramente il bene generale, che non le operazioni di governo, sempre difettose e necessariamente dirette da una teoria vaga e incerta”.[2]
Il maggior esponente fisiocratico fu Francois Quesnay , che nel suo opuscolo[3] asserisce che non esiste “un diritto naturale di tutti a tutto” , ma che “il diritto naturale di ciascun uomo si riduce in realta a quella porzione che egli puo procurarsi col proprio lavoro”[4]. E le disuguaianze naturali tra gli uomini sono un fattore positivo in quanto spingono gli esseri umani a perfezionarsi di continuo ; la poverta e la miseria sono lo sprone degli uomini verso il progresso. Mentre le ineguaianze, che sono create dall’uomo attraverso gli ordinamenti sociali, possono frenare questo processo; difatti se non assicurano all’individuo la possibilita di esprimere preferenza, scelta, decisione e la difesa della proprieta , ne limitano di fatto la liberta.
In seguito James Stuart assegno allo stateman[5] ,attraverso la predisposizione di un plan ,il compito di mettere d’accordo gli interessi contrapposti dei privati per raggiungere il benessere della collettivita.
Un importante contributo italiano al liberismo fu quello di Ferdinando Galiani che con il suo lavoro[6] introdusse la fondamentale distinzione tra gli effetti di breve e lungo periodo delle misure di politica economica discutendo le possibili conseguenze di una liberalizzazione assoluta e discriminata.
Nel diciottesimo secolo negli stati italiani non si ebbero correnti di pensiero rigorosamente liberiste ; economisti come il Genovesi, il Beccaria e il Verri erano soprattutto dei mercantilisti che avevano soprattutto interesse nelle variazioni della bilancia commerciale.
Adam Smith fu tra i primi ad esporre in modo sistematico ed in maniera rigorosa il concetto di liberismo ; la sua filosofia e la morale che viene descritta nella “Theory of moral sentiments”[7] e in opposizione alla morale stoica, che considerava la vita umana come un gioco di abilita dove il caso ha un ruolo importante e dove il piacere del gioco deriva dal giocare bene ; Smith invece da un peso fondamentale all’approvazione data dal prossimo alla condotta tenuta da ciascuno , e l’interesse individuale diventa il perno su cui ruota l’ordine della societa.
Il fondamento del liberismo non e piu come nei fisiocrati nel diritto naturale, ma nella natura umana e nelle sue “passioni” che diventano “interessi” che trovano il loro spazio vitale nel mercato. Da qui nasce il principio della “mano invisibile” , collegato proprio all’operare del mercato, dove gli individui pur cercando esclusivamente il proprio tornaconto, collaborano inconsapevolmente all’accrescimento del benessere della societa.
Lo stato ha comunque un ruolo indispensabile soprattutto quando l’interesse privato e quello pubblico devono conciliarsi .
Pur rilevando gli squilibri all’interno della societa capitalistica, Smith ritiene che essa sia la piu adatta alllo sviluppo delle virtu “borghesi” quali la pazienza, l’operosita e la forza d’animo. Cio perche occorre una organizzazione complessa per provvedere ai molteplici bisogni di milioni di individui e il liberista dubita che un pianificatore centrale possa disporre di tutte le informazioni necessarie , mentre il mercato della concorrenza e sotto questo punto di vista estremamente piu efficiente.
La formula del comunismo “a ciascuno secondo i suoi bisogni” andrebbe bene al liberista se non ci fosse scarsita di beni o se i beni disponibili fossero sufficienti a coprire i bisogni di ognuno.
Ma essendo i beni limitati, essi saranno assegnati rispettando delle priorita che, secondo la visione liberista, dovrebbero essere espressione degli individui medesimi mediante la loro disposizione a spendere di piu per certi beni piuttosto che per altri.
Ovviamente il sistema non e perfetto, perche chi non ha capacita di spesa non manifesta sul mercato alcuna domanda di cibo, per quanta fame egli abbia.
Questa iniquita puo essere superata quando al posto della situazione “normale” dello scambio sul mercato, subentrano gli atti di liberalita, i doni che comunque devono avere la forma di generosita privata volontaria e non pubblica coatta.
Ogni forma di redistribuzione di redditi e ricchezza in senso egualitario e considerata negativa: le ricchezze e i redditi non si giudicano per come sono , se equi o meno, ma per come si sono formati storicamente: al liberista non interessa se la ricchezza sia derivata dalla vincita ad una lotteria o da un merito specifico, ma bensi l’intraprendenza dell’azione e il risultato finale che si e acquisito.
Il liberista e in ogni caso pronto a sacrificare l’efficienza alla liberta; l’efficienza conquistata al prezzo dell’uniformita , del livellamento delle scelte dell’individuo, non e assolutamente ben vista dal liberista che ,per gli stessi motivi, non accetta neppure la democraticita di una decisione votata ed accettata a maggioranza , in quanto “impone” una decisione ad una minoranza di individui, violando cosi la liberta di ognuno di essi.
Quindi per Smith , liberalismo politico e liberismo economico sono il naturale e necessario complemento l’uno dell’altro.
Le idee di Smith (anche se ovviamente con differenti connotazioni e sviluppi) saranno portate avanti da altri economisti come Bentham; egli aveva un’idea della societa che segue il precetto utilitarista della “massima felicita per il maggior numero”[8] e che tende ad un progressivo livellamento di fortune ; egli assume che tra liberta ed eguaianza non c’e realmente conflitto; il nodo centrale da risolvere e semmai quello del trade-off tra efficienza ed eguaianza.
Fra gli economisti classici piu vivini a Bentham troviamo James Mill e David Ricardo ; il secondo soprattutto ebbe una determinante influenza sul pensiero di Pantaleoni : il sistema ricardiano era per lui riconoscibile nell’economia del suo tempo. La differenza consisteva nel fatto che il mondo economico in cui visse Ricardo era differente da quello di fine ottocento e inizio novecento in quanto quest’ultimo era rispetto al primo estremamente piu vasto e complesso; cosicche le teorie di Ricardo formulate per fenomeni circoscritti, dovevano essere applicate a fenomeni su piu larga scala.
Con il suo “Principles of political economy and taxation”[9] Ricardo presenta la sua teoria del commercio estero basata sui vantaggi comparati osservando come “In un sistema di perfetta liberta di commercio ogni paese rivolge naturalmente il capitale e il lavoro agli impieghi che gli sono maggiormente vantaggiosi. Questo perseguimento del vantaggio individuale si accorda mirabilmente con il bene universale della societa”[10].
Tuttavia anche se liberista , Ricardo non crede in uno sviluppo armonico della societa, perche la sua teoria della distribuzione del reddito prevede il conflitto tra classi; inoltre, in alcuni settori non era un completo sostenitore del laissez faire.
Le diversita di vedute dei diversi economisti erano dovute anche ai diversi contesti culturali in cui si muovono le idee liberali, cioe alla particolare filosofia che accompagna i liberisti ; difatti troviamo un liberalismo etico e un liberalismo utilitaristico.
Entrambe queste concezioni si pongono come fine la realizzazione dei diritti dell’uomo, ma hanno fonti diverse: la prima ha la sua fonte tramite Kant e Constant ,in Rousseau, mentre il liberalismo utilitaristico , tramite Bentham e James Mill , in Hobbes.
Per gli utilitaristi, cio che muove l’uomo e la ricerca e il desiderio del proprio piacere; e presente la convinzione di una possibile armonia degli interessi egoistici del privato (utilita privata) con quelli pubblici (concetti formulati sia da A.Smith che da Ricardo). Cio attraverso strutture politiche che massimizzino il mercato politico, estendendo il calcolo utilitario al maggior numero di persone , legando allo stesso tempo chi governa la res publica alle leggi del mercato ; per raggiungere questo traguardo sono necessarie frequenti elezioni, che giudichino spesso l’operato del governo consentendo dove necessario un rapido “ricambio politico”, in modo da raggiungere una situazione di massima felicita per il maggior numero di persone.
In Italia il maggior economista del Risorgimento nonche maestro del Pantaleoni, fu Francesco Ferrara, che sviluppo soprattutto la critica liberal-liberista allo Stato etico: nel suo lavoro “Germanismo economico in Italia”[11], egli critica coloro che lui chiama i seguaci dei “professori tedeschi” in Italia, di affidare allo Stato un ruolo predominante; per il Ferrara lo Stato coincide con il governo,cioe con gli uomini che lo guidano cosicche “l’utilita sociale che il governo produca ,non puo da lui medesimo estimarsi [...] noi,nazione governata,siamo i soli a cui spetti il decidere se ella meriti quel prezzo che il produttore-governo, per mezzo delle imposte di cui ci aggrava, o delle privazioni a cui ci condanna, pretenda di farcela costare [...] tale e la portata dell’espressione che noi usiamo, liberta economica”[12];in questo modo Ferrara pensava cosi di aver saldato insieme liberalismo politico e liberalismo economico.
[1]Jacques Tourgot, “Eloge de Gournay” , 1759
[2]ibidem
[3]Francois Quesnay,”Le droit naturel”, 1765
[4]ibidem
[5]J.Stuart, “Inquiry into the principles of political economy” 1767
[6]F.Galiani “ Dialogues sur le commerce des bleds” 1770
[7]A.Smith “Theory of moral sentiments” 1759
[8]J.Bentham,”Manual of political economy” 1793
[9]D.Ricardo, “Principles of political economy and taxation” 1817
[10]ibidem
[11]F.Ferrara “Germanismo economico in Italia” 1874
[12]ibidem