3) GLI ANNI 80 E LA CONVERSIONE AL PROTEZIONISMO
La politica liberista seguita dalla maggior parte dei paesi in Europa dovette essere presto rimessa in discussione dagli eventi che si affacciarono alla fine degli anni 70 : determinante fu la flessione dei prezzi dei prodotti agricoli , che colpì in special modo il settore cerealicolo colpito dalla concorrenza americana e russa, dovuta soprattutto allo sviluppo delle ferrovie e dei trasporti a vapore che aveva reso maggiormente accessibili anche i prodotti d’oltreoceano.
Così i principi liberoscambisti , sotto le pressioni sempre maggiori degli interessi agrari cederono rapidamente il passo alle esigenze nazionali : la soluzione per proteggere i cereali nazionali era data dall’innalzamento delle barriere doganali .
Per i fautori del libero scambio divenne sempre più difficile mantenere le proprie posizioni tradizionali e uomini come Minghetti , Sonnino , Cambray - Digny dovettero riconoscere che non era più possibile per l’Italia tener fede ai principi liberisti
E a rendere questa decisione una svolta fu mobilitazione degli industriali per proteggere le industrie dalla concorrenza straniera e il fatto che il protezionismo era stato adottato negli altri paesi europei e in particolar modo Francia e Germania come strumento per la promozione delle attivita produttive.
D’altronde non si poteva agire diversamente in un momento in cui la situazione si stava rapidamente modificando verso una revisione del regime doganale.
La nuova tariffa che entro in vigore nel 1888 alzo i dazi sullo zucchero e sul grano e ne presento altri per le industrie siderurgiche e chimiche; inoltre si alzarono barriere protettive a favore delle manufatture del cotone e della lana, cosicche i veri vincitori della battaglia protezionistica erano i rappresentanti dell’aristocrazia finanziaria e gli industriali italiani emergenti come Rossi, Cantoni,Frua etc…. Tuttucio accadde non solo per la spinta degli industriali in questione , ma anche e soprattutto perche si comprese che lo sviluppo economico italiano doveva necessariamente passare per lo sviluppo del settore industriale.
Esistevano le risorse e le potenzialita in Italia perche il protezionismo avesse i suoi effetti soprattutto seguendo la via maestra dell’industrializzazione.
La soluzione protezionistica infatti apri il mercato nazionale all’industria italiana , anche se non furono chiuse del tutto le porte alle imprese straniere; cio pose le basi per un allargamento degli sbocchi commerciali delle imprese maggiori.
La crisi economica italiana raggiungera il suo apice alla morte di Depretis nel 1887.
La ripresa comincio ad essere visibile attorno al 1894-95, mentre l’intero periodo nel quale Crispi fu alla guida del governo, e contrassegnato da una crisi profonda; i due sfortunati episodi militari a Dogali ed a Adua nell’Africa orientale, possono ben rappresentare l’improvvisazione dell’ormai tardo imperialismo italiano , dell’autoritarismo in politica interna e della leggerezza nella condotta degli affari esteri tenuta nel periodo crispino.
Inoltre le tensioni che si manifestano sui mercati internazionali e dei capitali, ( con la crisi di Baring a Londra e il fallimento del Comptoire Descompte a Parigi) si addizionano alle crisi delle banche torinesi (nelle quali il Pantaleoni fu coinvolto[1]) , soltanto tamponate dagli interventi del 1887 (e il Pantaleoni insorse contro la “sciagurata corrente di idee protezionistiche” che si era diffusa nel nostro paese e che era riuscita , a causa dell’opera di tre deputati -Ellena , Luzzatti, e Salandra - a “deflorare le tradizioni cavouriane della nostra Camera”[2]).
Questi interventi sfocieranno con gravi ripercussioni sul nostro sistema bancario ed in particolare sulle due principali banche di credito e sugli istituti di emissione.
Nel 1887 sia il Credito Mobiliare, sia la Banca Generale si trovano fortemente immobilizzati a causa di forti finanziamenti concessi alle imprese meccaniche e metallurgiche e per la copertura offerta ad altre banche ( tra le quali il Banco Sconto e Sete del quale il Pantaleoni avra ben modo di trattare[3]…) impegnate nel credito alla speculazione edilizia di quel periodo; nel 1889 le banche Societa dell’Esquilino Banca Tiberina e il Banco Sconto e Sete verranno salvate dall’intervento del governo che autorizzera l’emissione di biglietti per cinquanta milioni di lire senza la minima copertura metallica .
[1]M.Pantaleoni,”Lo scandalo ancario di Torino.Fatti e documenti”,Torino,1902
[2] M.Pantaleoni, Teoria della pressione tributaria e metodi per misurarla -parte I , Loreto Pasqualucci Editore, Roma 1887
[3]M.Pantaleoni,”Lo scandalo bancario di Torino...”, cit.e “Lo scandalo bancario di Torino.Nuove riflessioni e nuovi documenti”,Torino,1903
