Pantaleoni con l’opera sua piu famosa i ”Principi di Economia Pura” da un esempio di come egli abbia potuto fondere insieme una serie di “leggi economiche” concatenandole in modo rigoroso e logico, per dare vita ad un manuale teorico-scientifico .

 E non e questa una contraddizione con quanto asserito in precedenza?

Il nostro economista non si puo realmente catalogare in uno schema preciso.  I suoi sforzi sono essenzialmente diretti a spiegare le realta economiche ; la sua attivita e paragonabile a quella di un direttore d’orchestra che cerca di utilizzare al meglio tutti gli strumenti a disposizione in modo da raggiungere una perfetta armonia.

L’economia pura e la base indispensabile su cui costruire l’ economia applicata ; scrivera Pantaleoni sulla prefazione dei Principi :”Sembra che la discussione dei problemi di arte economica diventi affatto superficiale e inconcludente quando non puo fondarsi, in ultima analisi ,sopra teoremi di economia pura”[1]; e cosi il Ricci cerca di tradurre questo suo pensiero “[...]prima bisogna ferrarsi in economia pura, poi addentrarsi nell’economia applicata, che e pure teoria, e infine si puo intraprendere la risoluzione dei problemi economici concreti, cioe di quelli tra i problemi particolari e contingenti che la quotidiana realta ci stende sotto gli occhi e nei quali il nerbo e economico.  E certo che l’economia pura non basta, come non basta nemmeno l’economia applicata a risolvere i problemi “[2].

E questo era la riflessione  in merito di L.Amoroso allievo di Pantaleoni “In ogni corpo di dottrina vi e sempre una parte scientifica ed una parte che trascende la scienza ed e articolo di fede[...]nel campo della dottrina economica la parte scientifica e costituita dall’economia pura[...]la parte trascendente e la economia applicata[...] che non e scienza, ma filosofia[...]che esclude ogni soluzione universale”[3]

Nel corso delle lezioni impartite nell’anno accademico 1903-1904 Pantaleoni fornisce questa definizione della scienza  pura “le scienze pure in genere sono le scienze del possibile, cioe delle forme possibili, o dei movimenti possibili, o degli sviluppi possibili [ ...] l’interesse della maggior parte degli uomini in fatto di scienza medica, e di avere delle regole per curarsi. E cosi, in argomento economico , l’interesse della maggior parte e di avere una regoletta alla quale in ogni circostanza , conformarsi”.[4]

Ecco spiegata l’apparente contraddizione ; l’economia pura e quella applicata (o concreta o storica) sono   due  tra i modi di analizzare uno stesso     fenomeno,   entrambi contemporaneamente utili  per la sua  comprensione (lo stesso Pantaleoni ammonira da un uso eccessivo dei modelli economici in quanto rendono l’economia troppo astratta e difficile e quindi impopolare)[5].

L’economia pura fa uso delle premesse, alle quali vengono applicati i ragionamenti siano essi logici o matematici, dalle quali scaturiscono  corrispondenti teoremi.    E tra le diverse economie pure quella che interessa il Pantaleoni e quella : “prepara la via allo studio dei fenomeni economici concreti ed attuali”.[6]

Il quale studio e piu complesso , in quanto molti fenomeni economici sono difficilmente misurabili e i dati statistici sono spesso insufficienti o inesatti: inoltre i fenomeni in questione  comprendono altri fatti quali quelli religiosi, etici, giuridici, politici : tuttavia “mediante astrazioni il fenomeno economico puo essere isolato dai non economici ed essere il solo oggetto di questa scienza[7].

Il piu alto grado di perfezione dell’economia pura si trova per Pantaleoni[8]col sistema dell’equilibrio economico generale, ideato da Walras[9]in regime di libera concorrenza, e dal Cournot in regime di monopolio, in seguito migliorato dal Pareto ( e secondo il Pantaleoni non ulteriormente migliorabile).

Viceversa l’economia applicata aveva, secondo il nostro economista italiano , molti problemi da risolvere e ancora ampi campi di investigazione[10] .

Scriveva nei suoi Erotemi mano a mano che la teoria dell’equilibrio economico generale si faceva largo :”in che sta la differenza tra chi parla in termini di  ‘valore’, come nelle teorie marginalistiche, e chi parla in termini di ‘equilibrio’?.Colui che si richiama al valore fornisce la ‘spiegazione psicologica’ , ovvero il ‘motivo’ che fa agire coloro che scambiano, o trasformano beni. Colui che si richiama all’ ’equilibrio’ fornisce soltanto il risultato di azioni umane sulla quantita di merci possedute, prima o dopo l’azione , sottacendo le cause delle alterazioni nei rapporti delle utilita marginali.  Ora la teoria dell’equilibrio riposa su una conoscenza del fenomeno piu incompleta della teoria marginalistica la quale non solo da il fatto medesimo, ma altresi la causa del fatto, il movente psicologico, che e un secondo fatto”  e ancora “riconosco tuttavia che la recente teoria dell’equilibrio economico ha portato seco un progresso non indifferente nella scienza economica [...] ebbene malgrado la opinione contraria di esimii pensatori moderni, come il Pareto, il Keynes, lo Shumpeter, il Cassel, ritengo di non dover togliere all’economia politica il ricorso a dati di fatto forniti dalla psicologia.  Non vedo cosa con questa rinunzia, si guadagni, ma vedo cosa si perde[11].

Infatti il  marginalista Pantaleoni, abbracciava le tesi della cosiddetta “scuola edonimetrica”, avente come sostenitori principali i membri della “scuola psicologica austriaca” ,oltre al Marshall ed allo stesso Pantaleoni, che ammettevano la possibilita di misurare l’utilita.

Tesi questa negata dal Pareto e dall’Edgeworth[12] che non accettavano la teoria che un’unita di misura potessere essere una sensazione, un dato non obiettivo e quindi incostante.   C’e da dire al proposito come ha esposto chiaramente il Papi[13], che le famose curve di indifferenza del Pareto che si basano sulla confrontabilita di due coppie di beni , sono anch’esse fondate non su ragioni obbiettive ma subbiettive. Il fatto di passare dallo studio dell’utilita dal piano psicologico ( che prevede la misurabilita dell’utilita di un bene), allo studio del confronto tra le utilita dei due beni , comporta comunque che per spiegare la decrescenza del “tasso marginale di sostituzione” , bisogna rifarsi al fenomeno tutt’altro che obiettivo della decrescenza della utilita; inoltre “nemmeno il confronto fra le utilita di due coppie di beni elimina la difficolta di misurare le singole utilita di ciascun bene[14].

Sono quindi d’accordo con il Papi che rivendica l’importante ruolo della microeconomia e che con la sua affermazione: “nel rilevare e presentare l’attivita economica dei ‘singoli’, mossa dai rispettivi bisogni dell’agire spontaneo, o anche dalle ‘reazioni’ all’agire dello Stato e degli organismi pubblici, che influiscono comunque sulla condotta dei singoli, la cosiddetta macroeconomia non si palesa affatto strumento adeguato[15], abbraccia e  amplifica in tal modo  il pensiero del Pantaleoni ; allo stesso tempo egli mette in guardia gli economisti da un uso  “indiscriminato” degli strumenti macroeconomici e avvalora l’importanza dell’indagine psicologica nello studio dei fenomeni economici stessi.

Ma in effetti il Pantaleoni dimostra come l’idea di mondo economico               (cosi come pensata dalla teoria generale dell’equilibrio economico) descritto come  un sistema meccanico di forze che raggiungono una situazione di equilibrio, non sia sostanzialmente in disaccordo con la teoria del valore.

Se l’economia viene considerata come equilibrio di un insieme di forze , queste forze sono edonistiche e quindi manifestazione del valore ; mentre se essa viene considerata come scienza del valore , ovviamente gli individui del sistema economico tenderanno a massimizzare il loro piacere ed a minimizzare il dolore fino a raggiungere una situazione di equilibrio ; sono diversi i mezzi , ma il fine raggiunto sara il medesimo.

Il difetto maggiore della teoria generale dell’equilibrio, a parere dell’economista marchigiano, e quello di non fornire dati sulle posizioni iniziali iniziali dei beni in termini di quantita e ripartizione e soprattutto quello di supporre  come dati i gusti e le preferenze dei consumatori.



[1]M.Pantaleoni “Principi di economia pura”, Firenze , G.Barbera, 1889.

[2]U.Ricci “Tre economisti italiani: Pantaleoni, Pareto, Loria “, Bari , Laterza, 1939

[3]L.Amoroso, “Cio che e scienza e cio che e fede nel campo della dottrina economica”, Giornale degli economisti, luglio 1926.

[4]M.Pantaleoni “Lezioni di economia politica, stenografate e compilate da L.Disegni e rivedute dal professore”, Roma , 1903-1904

[5]M.Pantaleoni “Una visione cinematografica del progresso della scienza economica”, il Giornale degli economisti, novembre 1907

[6]M.Pantaleoni “Definizione dell’ economia” in “Erotemi di economia”, Bari,Laterza,1925

[7]V.Pareto “”Manuale di  economia politica”,Roma, Bizzarri, 1965

[8]M.Pantaleoni “ In occasione della morte di Pareto : riflessioni ” in Giornale degli economisti,  gennaio-febbraio 1924

[9]L.Walras ,” Elements d’economie politique pure “, Paris, Economica 19888

[10]N.Campagna “ll pensiero di M Pantaleoni, economista, cultore di finanza, statistico, storico, sociologo”, Messina, Libreria editrice Antonio Sessa, 1950.

[11]M.Pantaleoni ”Erotemi di economia”,Bari, Laterza, 1913

[12]F.Y.Edgeworth, “Psichica matamatica.Saggi sull’applicazione delle matematiche alle scienze morali”,1881,in “Economia Pura”,Torino, Utet,1937

[13]U.Papi ,“ L’importanza del metodo nell’opera di Pantaleoni”, in Atti 1975

[14]ibidem

[15]U.Papi “Statistica e macroeconomia”, Rivista di Politica Economica , Aprile 1952