Maffeo Pantaleoni è un personaggio rilevante e per certi versi unico nel panorama degli economisti italiani ed europei.

Egli si distingue soprattutto per la poliedricità della sua attività non

soltanto nel campo economico ( nel quale eccelleva sia con riferimento all’economia pura che all’economia applicata ) , ma anche in quello degli studi di Scienza delle finanze dove applicò i principi economici alle questioni finanziarie diventando un precursore del rinnovamento di questi studi in Italia e all’estero.

Inoltre egli fu un profondo conoscitore dei procedimenti statistici e propugnatore della loro importanza nell’analisi economica; Pantaleoni è stato anche importante studioso della storia economica e della sociologia nonché uomo politico dell’Italia pre-fascista.

E’ quindi abbastanza complicato isolare “un” aspetto del pensiero Pantaleoniano , anche perché esso è strettamente concatenato e coerente pur nell’ambito delle diverse discipline.

Come scrisse il Campagna “accingersi a trattare [...] del pensiero di Pantaleoni fa tremare le vene e i polsi [...] perché Pantaleoni , ingegno universale , scrisse mirabilmente su molte parti dello scibile1; io ritengo ad ogni modo che si possa individuare un filo conduttore nella sua attività ; la ricerca e la strenue difesa della libertà in ogni campo ; libertà vista come bene assoluto ed imprescindibile , che non si piega ai potenti o alle dottrine , e che permea non soltanto le sue opere ma anche e soprattutto la sua propria vita.

Scrisse di lui Di Nardi “ fu sempre un liberista convinto , tenace e battagliero. E non soltanto nella questione di politica doganale [...] egli fu sempre dalla parte della libertà economica , contro ogni forma di protezionismo sociale2.

Maffeo Pantaleoni nacque a Frascati il 2 luglio 1857 da Jane Isabella Massy Dawson di nazionalità inglese e da Diomede Pantaleoni.

E proprio dal padre che fu anche il suo primo educatore , Maffeo apprese gli ideali del Risorgimento italiano e l’amore per la scienza : Diomede infatti, di origine maceratese ( lo stesso Maffeo esalterà con orgoglio il fatto di essere marchigiano ) , oltre ad essere dottore famoso , fu deputato prima e senatore dal 1873 , amico intimo del Cavour e di D’Azeglio ; e quale miglior fucina delle idee liberali di un uomo convinto protagonista del Risorgimento italiano, che lasciò scritto ai figli : “ Raccomando ai miei figlioli l’amore di quella Patria, alla redenzione , alla prosperità della quale lavorai tutta la mia vita , ma ricordino sempre che la Patria non si serve altrimenti che con la virtù , con la probità , con l’onoratezza e con la devozione nell’esercizio dei propri doveri.”

Da ragazzo Maffeo compì i suoi studi soprattutto all’estero tanto che sul finire delle scuole superiori conosceva meglio il tedesco e l’inglese dell’italiano : i suoi studi furono quelli conseguiti a Parigi e quindi continuò quelli liceali a Potsdam ; nel 1877 si iscrisse alla facoltà giuridica di Roma dove si laureò a venticinque anni. Il fatto di aver avuto la possibilità di studiare in scuole diverse , anche fuori dall’Italia , contribuì alla sua ” forma mentis “ così aperta e vivace , ed alla sua cultura così vasta ; scrisse di lui A.De Viti De Marco :” ...fornito di una memoria formidabile , mostrava un eguale interesse per tutte le discipline... scelse l’economia per caso ... ma scelta la disciplina egli salì rapidamente alle alte cime , perché il volume sulla Traslazione dei tributi non fu che la sua tesi di laurea , giudicata meritevole di stampa dalla Commissione esaminatrice di cui membro era Antonio Salandra.”3

Proprio la tesi di laurea , la “ Teoria sulla traslazione dei tributi “ , pubblicata nel 1882 , fu la prima opera del Pantaleoni per il periodo altamente innovativa : infatti dopo la scuola classica inglese ed altri contributi per lo più tedeschi , pochi passi in avanti si erano fatti soprattutto per quel che riguarda il nodo centrale dell’opera in questione , e cioè lo stretto legame tra la traslazione dell’imposta e il problema generale del prezzo ; egli fu tra i primi ad applicare ai problemi finanziari lo schema teorico dell’economia marginalistica.

Più avanti ritenendo superata l’opera in taluni punti , la integra e completa in due scritti successivi: Teoria della pressione tributaria - ( 1887) e L’identità della pressione tributaria teorica di qualunque imposta a parità di ammontare e la sua semiotica - (1910);

Come si puo rilevare, Pantaleoni ebbe durante i suoi studi diversi influssi, che egli non subi comunque acriticamente, ma che vaglio alla luce del suo raziocinio e soprattutto della realtà effettiva ; importante era per il Pantaleoni il fatto che gli studi economici trovassero un riscontro nella realtà economica, per mettere in risalto gli studi microeconomici e i fattori psicologici che troppo spesso non entravano nel computo delle teorie preponderanti di quel periodo storico; cio soprattutto per quel che riguarda la macroeconomia che considerava il processo economico come qualcosa di puramente obiettivo e meccanico cosicchè esso poteva essere “quantitativamente” determinato. Si venivano a studiare i processi economici trascurando elementi importanti come l’ambiente storico, le condizioni naturali ,elementi personali e culturali : ciò unito al fatto di un sempre più largo uso di modelli statistici e matematici , portava alla considerazione che lo sviluppo economico di un paese veniva considerato come largamente dipendente dall’azione dello Stato piuttosto dalle capacità e dall’attività dei singoli cittadini.

Leggiamo un brano delle Lezioni :Applichiamo ora le teorie economiche alla vita e vediamo che regole pratiche di condotta si possano ricavare dai principi scientifici , perché mentre il modo più proficuo e il solo forse efficace di studiare è quello di fare astrazione dalle sue applicazioni e di prescindere da qualsiasi preoccupazione pratica , in sostanza poi e in ultima analisi le scienze non sono fatte che per la pratica , anzi è dalla pratica che esse nacquero e nella pratica vanno a finire4

Oppure nella prefazione dell’ ” Economia pura5 “dov’egli spiega come in Economia pura tutte le ipotesi possibili possono essere poste come premesse , ed i corrispondenti teoremi desunti dalle stesse sono veri , sia che coincidano con la realtà sia che non trovino alcun riscontro.

Ma mentre nel primo caso abbiamo una teoria solamente formale ed evidentemente priva di qualsiasi utilità pratica , nel secondo caso , invece , questa può essere una risorsa per la comprensione della realtà.

Il Pantaleoni aveva simpatia per chi cercava di svincolarsi dalle linee accademiche della teoria economica per aprire nuove strade della conoscenza economica non più succube delle formule o dei modelli in quanto l’economia per il grande economista è una scienza obiettiva e non subiettiva , dinamica e non statica ; inoltre come nota Del Vecchio per Pantaleoni l’economia risulta essere “ la teoria della selezione applicata nei rapporti sociali ...il suo oggetto non è la maggior soddisfazione degli individui e dei gruppi , ma la persistenza e gli spostamenti degli individui e dei gruppi nelle loro reciproche posizioni .Non è una scienza matematica né morale , ma più tosto una scienza biologica , anche se assume forma matematica e combina i suoi risultati con quelli delle scienze morali..”6

Disse di lui ancora A.De Viti De Marco :” La scienza era per Lui un sistema di principi , che gli dovevano spiegare i fatti della vita reale , i fatti storici , i fatti del mondo degli affari , i fatti politici , nonché la condotta degli uomini che ne erano gli attori7 .

Ciò ci spiega anche che egli non soltanto fu uno scienziato , ma anche un umanista al quale riuscì di dominare simultaneamente campi diversi del sapere.

La sua carriera di insegnante si aprì nel 1881 quando fu nominato professore straordinario di economia politica nell’Università libera di Camerino per poi passare nel 1883 all’insegnamento di scienza delle finanze nella R. Università di Macerata ; succedeva quindi a Tullio Martello nella cattedra di economia politica della R. Scuola superiore di commercio di Venezia , ancora diretta da Francesco Ferrara. Qui rimase ad insegnare per tre anni scolastici dal 1884 al 1887.

Del 1884 è il suo lavoro sull’Ammontare probabile della ricchezza in Italia nel quale troviamo osservazioni acutissime sui metodi di determinazione della ricchezza nazionale che apriranno la via ai lavori successivi sull’argomento.

Dopo la parentesi di Venezia Pantaleoni passava , come direttore e professore di economia politica, alla R. Scuola superiore di Commercio di Bari , dove si fermò per più di quattro anni.

Questo periodo fu particolarmente fecondo per l’ormai affermato economista che diede alla luce i “ Principi di Economia pura “(1889) ; l’opera, che possiamo definire fondamentale nel pensiero del Pantaleoni, era quella di un economista già completo dato il fatto che Maffeo possedeva una vasta e solida cultura economica che includeva i primi economisti italiani , gli storicisti tedeschi ,i neoclassici inglesi e tedeschi ed la scuola austriaca.

Il Pantaleoni dichiarò l’economia “ pura “ proprio perché egli voleva col suo lavoro tracciare i lineamenti più generali ed immutevoli dell’economia , depurandoli da tutte le applicazioni pratiche anche se importanti.

In breve egli intuì quello che all’epoca era quasi rivoluzionario: cioè che l’economia aveva dei punti fermi , delle leggi indipendenti dalle convinzioni economiche o dalle diverse scuole di pensiero ; esisteva cioè un minimo comun divisore , un obiettivo attraverso il quale interpretare i fatti economici.

Ciò venne espresso nel 1897 in un discorso tenuto a Ginevra dove pronunciò la famosa sentenza , cioè che in economia politica esistono soltanto due scuole in conflitto tra di loro : ” la scuola di coloro che sanno l’Economia e la scuola di coloro che non la sanno “ .

In questo lavoro bisogna però ricordare che il Pantaleoni rielaborò le eleganti curve del Marshall , che aveva ceduto all’economista italiano la possibilità di usufruirne pubblicamente e di elaborarle per metterle alle stampe ; Maffeo ne prese spunto mantenendo comunque intatti i propri criteri di originalità.

Il lettore dei Principi intuisce come questo manuale contenga un ragionamento perfettamente concatenato , quasi geometrico , ed esposto con la vivacità e foga intellettuale propria del Pantaleoni , nell’affrontare la teoria dell’utilità , quella del valore ed i problemi connessi alla circolazione e distribuzione dei beni.

Da quel momento cominciò ad apparire il nesso di interdipendenza che lega fra loro i prezzi e le quantità che si scambiano sul mercato ; alla nozione del “valore normale” si sostituì quella più precisa del “prezzo di equilibrio”; era sorta la teoria dell’equilibrio economico particolare.

Era quindi riuscito nell’impresa di coniugare le ragioni dei seguaci della tradizione classica ( alle quali lo stesso Pantaleoni aveva aderito con i suoi primi lavori , come per il volume sulla Traslazione dei tributi dove sono importanti gli influssi Ricardiani ) che accettavano , anche se con diverse sfumature, il principio del valore fondato sul costo di produzione con le nuove tendenze che avevano introdotto nella scienza economica il “ principio marginalistico ”, secondo il quale il valore economico dipende dall’utilità finale dei beni stessi , cioè dalla quantità disponibile.

Pantaleoni dimostrò che ambedue le spiegazioni erano le facce di uno stesso fenomeno e che al margine utilità e costo si equivalgono.

Nel 1891 egli entrò a far parte della direzione del Giornale degli economisti , insieme con Antonio De Viti De Marco , Ugo Mazzola , e Alberto Zorli per il quale scrisse diversi articoli di taglio sia economico che politico.

L’anno successivo a causa di dissapori con il consiglio di amministrazione della Scuola barese di commercio , che tentava di vincolare la sua libertà di opinione e di stampa , abbandonò la Scuola diventando direttore della società “ Cirio “ per l’esportazione di prodotti agricoli ; a onor del vero fu anche costretto ad entrare in affari per provvedere ai bisogni economici della famiglia.

Nel 1894 fu nominato liquidatore della Società di credito mobiliare ; ciò gli fornì l’occasione per scrivere un saggio sulla situazione bancaria in Italia.

La monografia su La caduta della Società Generale di Credito Mobiliare Italiano apparve sul Giornale degli economisti nel 1895 è una pagina di storia bancaria ormai classica.

Essa ebbe luce dopo che nel 1893 caddero prima la Società Generale di Credito Mobiliare Italiano e poi la Banca Generale, ed è un’analisi acuta ed intelligente dei motivi del crack finanziario e delle possibili soluzioni che avrebbero potuto salvare il salvabile.

Ed è proprio la parte che tratta della teoria dei salvataggi bancari la più interessante in particolar modo dove cerca di ravvisare il soggetto atto al salvataggio :” La questione dei salvataggi è in sostanza la questione se il Governo o se la Banca D’Italia debbano farli.

E l’intervento del governo poggia nell’opinione pubblica sul fatto , reale o presunto , che il governo abbia rovinato le banche , imponendo loro dei sindacati ,imponendo loro le imprese edilizie , imponendo loro il credito fondiario , imponendo loro le industrie metallurgiche , imponendo loro tutta quella sequela di imprese con le quali i successivi ministri del Tesoro , delle Finanze , dell’Agricoltura e Commercio si sono sbizzarriti , talora per soddisfare esigenze parlamentari ed elettorali , talora per ignoranza , unita all’intento di fare il bene del paese.

E il pubblico ritiene che le banche non potessero rifiutarsi , perché il governo è il più potente manipolatore di denari”.8

Questo passo ci fa riflettere sull’attualità e la validità del pensiero di Pantaleoni e sul fatto che la pratica dei salvataggi bancari è un processo da lui considerato degenerativo del sistema economico , e che egli auspica esclusivamente per evitare effetti distorsivi dei meccanismi di mercato in quanto “ la storia delle perdite è la storia dei regressi dell’umanità9.

Era così affrontato il complesso problema del credito alle industrie , affermando la sua convinzione della necessità della libertà bancaria in ossequio al suo liberalismo economico.

Nel 1895 vinceva il concorso di ordinario di economia politica nell’Università di Napoli dove insegnò fino al 1897 quando reagì con rabbia alla censura subita da parte del suo collega dell’università nonché Ministro della pubblica istruzione , l’on. Emanuele Gianturco.

La censura riguardava la sua critica e vivace denuncia fatta sul Secolo , sulla condotta del nostro governo nella guerra d’Africa , e soprattutto circa lo scandalo dell’assedio di Makallè.

L’amore per la libertà di stampa era per Pantaleoni qualcosa di profondo : era il fondamento di tutti i diritti politici di libertà ; egli scriverà in una lettera del 1917 “ spero che la censura non lavorerà troppo .Le portiamo ogni rispetto. Ma se poi crederà di dover eccedere , è bene avvertirla che faremo pubblicare agli Stati Uniti ogni cosa soppressa , con il nome personale del censore delinquente , bollandolo così se non a fuoco , a frusta10

Quindi per non essere sottoposto ad un giudizio che egli reputava ingiusto e offensivo del suo onore , e su spinta del suo amico Pareto , che si era già stabilito a Losanna , egli diede le dimissioni all’Università di Napoli per insegnare economia e finanza a Ginevra.

Proprio nel 1897 lesse a Ginevra la bellissima prolusione “ Del carattere delle diversità di opinioni esistenti tra gli economisti “, di cui ho già citato sopra la frase diventata famosa , nella quale spiega i perché dei contrasti tra le diverse scuole economiche , che egli ravvisava soprattutto della diversità dei metodi di approccio ai fenomeni economici che portavano necessariamente a conclusioni distinte.

Gli economisti appartenenti alle scuole più disparate si trovavano d’accordo sulla gran parte dell’economia tranne che per i principi e sui problemi finali ; questo anche perché i primi principi hanno qualcosa di metafisico , confinano con la filosofia e sono influenzati dalle idee soggettive dello studioso ; da qui i contrasti e le divergenze.

Ben presto però Pantaleoni fu assalito dalla nostalgia per l’Italia che fu più intensa del risentimento verso il governo cosi che, nel 1900 , vistosi offrire un posto da deputato dai suoi concittadini maceratesi , abbandonò la pur ospitale Svizzera.

Nel 1901 tornò all’insegnamento in Italia con la cattedra di economia politica dell’Università di Pavia : nello stesso anno veniva chiamato a voti unanimi dalla Facoltà giuridica di Roma a succedere alla cattedra di economia appartenuta al grande economista A. Messedaglia.

Pantaleoni rimase fedele a quest’ultima cattedra fino alla fine dei suoi giorni.

Entrò nelle file del partito radicale in quello stesso anno e pronunziò diversi appassionati discorsi, come quelli sull’emigrazione11, sull’abolizione del dazio sul grano12 , sul sindacalismo.

Abbiamo un ritratto di Cabiati su Pantaleoni politico che ce lo descrive così : “ Il Pantaleoni fu tutto , tranne che uomo politico [...] ritengo di non offendere l ‘uomo a cui fui vivamente legato d’affetto , dicendo che non era nato per la politica. Mancavano a lui le qualità positive ed anche quelle negative che fanno il grande politico [...] aveva troppo cuore ed era quindi inettissimo a maneggiare gli uomini. Ogni sopruso lo indignava e , nella sua bontà attiva lo spingeva a gettarsi a testa bassa sul sopraffattore [...] il Pantaleoni fu un passionale ciò spiega le disillusioni e le amarezze13

Egli fu comunque amato per la sua lealtà politica : i suoi attacchi erano decisi e per certi versi irresistibili , ma non prendevano mai di mira le persone , bensì le idee e i sistemi ; ed in caso di un suo errore ritrattava e chiedeva prontamente ammenda.

Verso i maggiori problemi della politica economica egli difese sempre le idee liberiste ed i sistemi di economia liberale rifacendosi , in politica ,alla pura tradizione Cavouriana non soltanto nelle questioni di politica doganale e contro ogni protezionismo ma anche contro il socialismo che egli riteneva promosso dagli incapaci a danno dei virtuosi dal “sindacato degli imbecilli “ come disse in un suo discorso del 1900 al Teatro “ La Fenice “ di Venezia.14

La sua profonda avversione al protezionismo ed al socialismo era dovuta al fatto che egli era convinto che la società non fosse un prodotto artificiale manovrabile a piacimento anzi in linea di principio egli era contrario a qualsiasi intervento correttivo in economia che andasse in direzione contraria al libero scambio ed alla libera concorrenza.

Nel giugno 1904 presentò le sue dimissioni da deputato : le motivazioni che lui addusse erano dovute a motivi familiari ; egli era stato infatti colpito da disgrazie quali la morte del fratello Raoul e quella della madre nel 1902 .

Inoltre aveva dovuto subire durante il periodo della sua deputazione , attacchi spesso ingiusti dalla stampa soprattutto per il fallimento del 1902 del Banco Sconto e Sete di Torino che egli , insieme con l’on. Poli aveva contribuito a legare con una banca francese , la Banque generale industrielle.

Il Pantaleoni rispose con vigore a tutte le critiche mossegli con due volumi scritti in collaborazione con il Poli (Lo scandalo bancario di Torino15; Lo scandalo bancario di Torino . Nuove riflessioni e documenti16 ) in cui dimostrò come il fallimento fosse dovuto esclusivamente a cause interne agli istituti in questione.

Ma i motivi dell’abbandono della scena politica attiva , erano dovuti anche al fatto che si era avveduto che non sedeva tra autentici radicali o almeno aderenti alla sua idea di “ radicale” : nella sua rettitudine non aveva messo in conto che in ogni settore dominava lo spirito dei privilegi e del favoritismo , spirito che egli disgustava sinceramente e dal quale si dovette allontanare non potendolo più combattere per modificarlo tanto era radicato dall’interno.

Ma in effetti la sua attività politica continuò dall’esterno , libero da ogni vincolo politico, sempre coerente col suo intransigente libero-scambismo, orientando i suoi scritti ed articoli contro il socialismo e i socialisti, la politica tributaria e finanziaria del governo e contro ogni parassitismo fosse esso nascosto nei dazi doganali o nei favori alle cooperative politiche.

In un primo momento, egli non fu avverso al socialismo, anzi ebbe simpatie per il primo nucleo dei socialisti italiani che lottavano a favore delle libertà politiche in seno al proletariato ; tant’è vero che entrando alla Camera, sotto il ministero Pelloux , aiutò i socialisti con un suo discorso ostruzionista.

Ma quando il socialismo secondo la sua opinione uscì dall’alveo della libertà con la sua dottrina economica degenerando nelle organizzazioni proletarie, Pantaleoni ne divenne uno dei più implacabili nemici venendo in seguito a patti con i Nazionalisti , convinti protezionisti, pur di contrastare il dilagare della piaga socialista ; egli cercò un alleato contro il nemico comune, scegliendo tra i due mali quello minore, e mantenendo comunque fede al libero-scambismo che cercò di inserire nel programma nazionalista.

Nell’età moderna gli ideali di comunità aventi maggior forza etica politica sono due : il socialismo e il nazionalismo ( o patriottismo ).

L’uno aspira ad una comunità proletaria mondiale che elimini la sopraffazione e lo sfruttamento dei “padroni” ; l’altra subordina gli atti e le azioni degli individui ai bisogni e al benessere della Nazione.

Il socialismo è una sorta di utopia o comunque un’idealità molto spinta e ad esso si contrappone il liberismo o come dice N. Bellanca la democrazia “ selezionista “17: ma come modello mondiale, l’avversario del nazionalismo è il cosmopolitismo cioè la volontà di abolire tutti i confini e le barriere tra i popoli, fatto che porterebbe in campo economico alla completa realizzazione del liberismo più assoluto.

Di qui il travaglio teorico del Pantaleoni che doveva comunque effettuare una scelta che si volse come già detto verso il nazionalismo di cui provò a valorizzare le condizioni di compatibilità di con il liberismo.

E il suo atteggiamento verso la guerra in generale e verso quella che insanguinò l’Europa e il mondo intero fu orientato soprattutto dai suoi ideali economici : quando cominciarono i primi segnali di conflitto in Europa , intuendo che avremmo partecipato attivamente agli scontri , svolse un’intensa propaganda perché ci preparassimo e con la guerra ormai in corso incitò con i suoi scritti l ‘Italia alla resistenza, specialmente dopo la disfatta di Caporetto.

Molto significative sono le sue opere , presentate nel periodo antecedente la guerra , durante e dopo la cessazione delle ostilità ; più precisamente tra l’inizio del 1914 e il giugno del 1919 egli si impegna in un’intensa attività letteraria che varia da analisi di tipo squisitamente economico sul “ Giornale degli economisti “ e sull’ “ Economista “ di Firenze ai numerosi articoli economico-politici che trovano spazio nei giornali e periodici del nazionalismo italiano come “ L’Idea nazionale “, “ La Vita Italiana “, e in quelli del fronte conservatore come “ Il Giornale d’Italia “ ; a questi vanno aggiunti i quattro libri per le edizioni Laterza:,Tra le incognite18, Note in margine della guerra19, Politica: criteri ed eventi20, La fine provvisoria di un’epopea21, sono alcuni tra i suoi più importanti contributi alla comprensione socio-culturale-economica delle problematiche legate alla guerra.

Nell’Atto economico22 Pantaleoni cerca di circoscrivere il campo di indagine che spetta alla scienza economica e quindi di enunciare il meccanismo dell’economia di mercato : “ l’azione economica è quella che vuole un fine edonistico , cioè il raggiungimento di una soddisfazione relativamente massima “. Importante è il fatto che l’azione dell’uomo è vista come una “ scelta “ : così l’economia includerebbe fenomeni ed atti violenti, che sono volontari, logici e razionali e quindi rientranti nella famiglia degli atti economici.

Ma Pantaleoni vuole separare gli “atti contrattuali” dai fenomeni di violenza : “ Non sono atti economici gli atti bellici o di violenza [...] le posizioni di predone o vittima possono alternarsi ; [...] affinché la vittima possa spogliarsi dal predone,la vittima, o qualche vittima anteriore a questa deve aver acquisito delle ricchezze con metodi che non siano stati predatori , cioè è ovvio che il sistema predatorio presuppone un antecedente sistema produttivo non predatorio “ e ancora : “ la violenza e la frode non possono essere altro che fattori distributivi di una ricchezza che originalmente è stata prodotta economicamente [...] un sistema basato sulla violenza o la frode, ... non può essere generale... ma presuppone una divisione in forti e deboli , in predoni e depredati”23.

Quindi Pantaleoni esclude dal campo della scienza economica ogni atto che non produca direttamente ricchezza ma che si limita a redistribuirla : gli atti violenti o bellici fanno parte dei “rapporti politici” che prevedono lo sfruttamento , il parassitismo , la violenza e la guerra e quindi non rientrano nel campo della scienza economica.

Perché allora questa sua posizione fortemente interventista dinanzi alla guerra : nella lotta della concorrenza internazionale è di fondamentale importanza la strategia dell’impresa verso i mercati sempre più globali ; la lotta sul mercato internazionale assume le forme di una vera e propria guerra per la sopravvivenza : la guerra , quella combattuta sul campo di battaglia , è esclusa dal campo dell’economia politica , ma ha la sua origine dallo scontro tutto economico per il dominio dei mercati.

Così prima della guerra mondiale loda la guerra come esperienza esaltante ed indispensabile per creare le “capacità umane” atte a guidare le imprese industriali.

Quindi la scelta interventista non desta sorprese : essa è ripetutamente affermata soprattutto con l’appoggio incondizionato al governo Salandra.

Ancora nell’ ”Atto economico“ Pantaleoni scrive “ tra le società civili moderne , il guerreggiare è una funzione normale della loro vita e può riuscire direttamente o indirettamente fecondo di vantaggi economici che superano il suo costo. [...] la guerra e l’organizzazione bellica spazzano via l’organismo che ne è infestato e riconducono i pensieri degli uomini ad essere specchio della realtà , ossia delle necessità della vita. La guerra modifica la mentalità umana , la psiche degli individui . In questo sta il suo benefizio fondamentale “.24

In effetti questa sorta di Darwinismo economico - sociale è molto spinto e per certi versi anche crudo ; eppure è coerente con le sue teorie economiche, gli ideali risorgimentali di cui Pantaleoni era intriso, e con il periodo storico che sarà foriero di tragici conflitti per la supremazia delle nazioni le une sulle altre a causa dei nazionalismi dilaganti.

Ma l’entusiastica accettazione sottovaluta la portata, le conseguenze, e la dimensione della guerra mondiale : il modello rimane la guerra del 1871, una guerra breve, vantaggiosa in termini economici per chi vince, con poco spargimento di sangue.

In “ Note in margine della guerra25 fa i calcoli dei costi economici da sostenere durante la guerra per l’Italia , e li ritiene in fondo accettabili.

Anche quando in seguito Pantaleoni percepisce la complessità di questa guerra e la sua potenza distruttiva , rimarrà interventista , perché vuole che si vada in fondo per evitare una pace rabberciata che porterebbe di nuovo ad una situazione di insicurezza e quindi a conflitti immediatamente successivi.

Soltanto successivamente, Pantaleoni sarà costretto dalla realtà degli avvenimenti a constatare come i devastanti effetti della guerra pongano il problema di “ fondamentali modifiche nella struttura economica delle società umane26 ; sembra quindi esserci un affievolimento delle sue posizioni oltranziste dopo le notizie dei massacri e delle crudeltà che la guerra inevitabilmente porta con sé.

L’ideale liberista affiora nei lavori del 1916 : allo scopo di ottenere una pace duratura, egli auspica una unione militare e politica degli Stati europei con la creazione di una zona libero scambio tra i paesi europei così da poter sbaragliare l’industria bellica fermando la corse al riarmo degli Stati.

Questa visione dell’Europa è quanto di più moderno il Pantaleoni possa offrirci : come si dimostrerà nei giorni nostri questa è stata la soluzione che ha permesso di mantenere la pace e la coesione tra gli Stati europei dopo la seconda guerra mondiale ; e cioè un unione economica che con il passare degli anni tende sempre più ad un’unione politica .

Anche per questo l’economista è in costante polemica con i nazionalisti che vorrebbero una politica totalmente autarchica, e accusano i liberoscambisti di antinazionalismo.

La fine della guerra esaspera la lotta politica e sociale : con le elezioni del novembre 1919 le masse irrompono prepotentemente sulla scena politica sconvolgendo gli equilibri di potere dell’Italia liberale.

Scriverà Pantaleoni nel ’22 come l’occupazione delle fabbriche e le leggi sui latifondi sono i segnali eloquenti che lo Stato liberale si è ormai arreso all’ondata democratica e socialista27.

Nel 1920 guarderà con estrema simpatia all’impresa fiumana di Gabriele D’Annunzio , alla quale addirittura parteciperà nelle ultime fasi in qualità di rettore delle Finanze e del Tesoro della Reggenza Italiana del Carnaro ; successivamente entrerà in rotta col sommo poeta non condividendo le sue posizioni circa la pace di Rapallo : in ogni modo la corrispondenza tenuta tra lui e D’Annunzio ci conferma , casomai ce ne fosse bisogno , la sua moralità e la sua posizione politica così strettamente legata alla sua concezione economica.

Ad esempio nella lettera del 17 settembre del 1920 scrive al poeta come alcuni degli articoli dello Statuto fossero “ inconciliabili con i propositi liberali [...] e con le esigenze del capitalismo moderno28 e esortava così D’Annunzio nella stessa lettera : ” Hai una occasione unica per creare un eldorado di libertà e di ordine , un campo unico per iniziative

Egli pensava pure che la guerra fosse la rigeneratrice del progresso umano attraverso la disciplina e l’ordine , che fosse il guscio dal quale potessero nascere uomini e forze nuove.

Quali sono queste forze e questi uomini nuovi? Pantaleoni li individua nel movimento fascista che nel frattempo si faceva strada prepotentemente.

Le elezioni politiche del maggio 1921 offrono a Pantaleoni la possibilità di chiarire il suo atteggiamento verso il fascismo visto come unico rimedio alla crisi italiana.

Anzi egli riprende Mussolini quando sembra conformarsi al sistema giolittiano , dichiarandosi contrario al patto di pacificazione , perché distoglie il fascismo dal suo compito ; essere il braccio armato della borghesia che aveva l’animus economicus liberale.

Il fascismo diventa per Maffeo lo strumento per realizzare la tecnocrazia economica e politica soluzione alla crisi statale.

Un “ antiprotezionismo “ che si qualifica in quanto totale e completa mobilità sociale fatta di pari opportunità e di selezione strenua29 .

Il fascismo trova quindi pieno appoggio da parte di Pantaleoni che si incarica di legittimare la marcia su Roma e la conquista del potere da parte del movimento di Mussolini ; la sua nomina a diverse importanti cariche come quella di Presidente del Comitato per la revisione dei bilanci dello Stato o Presidente del Comitato di controllo per l’Austria e quindi senatore del Regno è la conferma della piena collaborazione tra le due parti.

Dal settembre 1923 sulle colonne del quotidiano “ Il Mezzogiorno “ , giornale apertamente schierato con Benito Mussolini, Pantaleoni diverrà il paladino del regime, e interverrà in difesa del ministro dell’economia di quel periodo, De Stefani, oggetto di attacchi molto decisi per le sue scelte di politica economica.

Alle elezioni del 1924 esorterà i “ veri liberali “ alla partecipazione ed appoggio del governo Mussolini fino a difenderlo vigorosamente dopo l’omicidio di Matteotti.

In ogni modo Pantaleoni anche se impegnato a fondo in queste sue battaglie politiche, rimarrà comunque scettico sulla politica in senso stretto : egli crede solo nel ruolo dell’economista che deve indicare i mezzi per il governo dell’economia ed indicare la via da seguire alle classi dirigenti.

Pantaleoni è indotto ad un crescente coinvolgimento politico dai fatti della guerra, ma mai separerà questa sua attività dall’elaborazione scientifica e dall’esigenza di operare in concreto ed attivamente nella realtà, subordinando comunque le ideologie politiche all’economia.

Egli purtroppo non potrà vedere gli effetti successivi del fascismo, le guerre e la rovina italiana ; il suo ardore giovanile in ogni impresa della sua vita rese la sua salute malferma : invitato a partecipare al Congresso internazionale delle Casse di risparmio a Milano, il 29 ottobre 1924 egli pronunciò un discorso per circa un’ora per poi accasciarsi e morire, tra la sorpresa e la costernazione dei presenti, a causa di un infarto.

Così la morte colse Pantaleoni durante il suo appassionato lavoro di economista ; il suo cuore non resistette agli sforzi generosi che l’economista anche in non piu giovane eta, non si risparmiava.

I funerali furono tenuti a spese dello stato ; Macerata accoglie le sue spoglie accanto a quelle del padre di cui Maffeo ha rispettato alla lettera il testamento spirituale.

1 N.Campagna, Il pensiero di Maffeo Pantaleoni

2 G.Di Nardi, “Maffeo Pantaleoni nel centenario della sua nascita”, in Rassegna Economica, gennaio-febbraio 1958.

3 Antonio De Viti De Marco, “M. Pantaleoni”,Giornale degli economisti, aprile 1925.

4 Prof. M.PANTALEONI ,Lezioni di Economia politica dette nell’università di Roma l’anno accademico1907-908

5 Economia pura , Prefazione ,Firenze , Barbera

6 G.Del Vecchio , I sistemi di economia teoretica e l’originalità scientifica di Pantaleoni , Giornale degli economisti , marzo 1925

7 In Giornale degli economisti , aprile 1925

8 M.PANTALEONI , La caduta della Società generale di credito mobiliare italiano ,Giornale degli economisti 1895

9 ibidem

10 G. Preziosi , In margine della guerra , 18 lettere inedite di M. Pantaleoni

11M.Pantaleoni, Discorso alla camera sull’emigrazione,1900, 23 novembre.

12M.Pantaleoni, Discorso alla camera sui dazi ai cereali,1901,20 marzo.

13 A. Cabiati , M. Pantaleoni, in Rivista Bancaria , ottobre 1924.

14 M. Pantaleoni , Il secolo ventesimo secondo un individualista (1900)

15M.Pantaleoni,”Lo scandalo bancario di Torino.Fatti e documenti.In collaborazione con l’avvocato On Giovanni Poli”, Torino,1902.

16M.Pantaleoni, “Lo scandalo bancario di Torino.Nuove riflessioni e nuovi documenti”,Torino,1903.

17 N. Bellanca , “Sul liberismo di Pantaleoni” , Trimestre ,a. XXV, n.1-2 ,1992.

18 M. Pantaleoni , “ Tra le incognite “ , Bari , Laterza 1917.

19 M. Pantaleoni ,” Note in margine della guerra “ , Bari ,Laterza 1917.

20 M. Pantaleoni , “ Politica : criteri ed eventi “ , Bari , Laterza 1918.

21 M.Pantaleoni , “ La fine provvisoria di un’epopea “ , Bari ,Laterza 1919.

22 M. Pantaleoni , L’atto economico 1913 ; poi in Erotemi di economia, Bari , Laterza, 1925.

23ibidem

24ibidem

25M.Pantaleoni,”Note in margine della guerra”,Bari, Laterza 1917.

26 Gli insegnamenti economici della guerra , in ” Giornale degli economisti “ , marzo, maggio, giugno 1916

27 M. Pantaleoni , Bolscevismo italiano ,Bari , Laterza ,1922.

28 Il carteggio fiumano D’annunzio Pantaleon , in “Clio” luglio-dicembre 1974.

29 F. Marcoaldi , M. Pantaleoni , la riforma finanziaria e il governo fascista nel periodo dei pieni poteri , attraverso le lettere ad A. De Stefani , in Annali Fondazione L. Einaudi ,1980